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SOTTO 'L VELAME DE LI VERSI STRANI

Prefazione

Sono racconti fotografici deformati sospesi tra due istantanee,
con endecasillabi della Divina Commedia.
I dittici si sono sviluppati per libere associazioni,
collegamenti arbitrari e contingenti, tra la fotografia e Dante;
dalla parola al suo simulacro, e viceversa,
in un semantico caos evocativo.

Jerry Magro

 

Post Prefazione

... senza le sillabe contate e la rima, resta poco o niente...

Ando Gilardi


... Dante e' un incentivo, offrendo la molteplicita', utile allo stesso modo di un pollastro o di una camicia vecchia...

John Cage


... un buon numero di poeti potrebbe passare per surrealista, a cominciare da Dante...

Andrè Breton

 

... i fotografi guardano troppo verso l'esterno e non mettono
in discussione la meccanica della loro esperienza...

Duane Michals

 


Jerry Magro

Sotto 'l velame de li versi strani (Dante Alighieri)

a cura di Piero Cavellini

 

L’ipertesto nel magazzino dantesco.

 

Fin dai prodromi visuali del “Coup de des” di Mallarmé e dai versi analogici in “La pluit” di Apollinaire parole ed immagini si sono rincorse non solo per riunire significante e significato ma in un vero e proprio “Ballet mecanique” dove ad automatismo e causalità si sono succeduti l’opera persuasiva della parola ed il vibrante simbolismo dell’immagine.

E’ nel Lettrismo che tutto ciò si fonda col reale e prende a rivisitare i testi come se fossero figure.

Nascono Poesia Visuale e Narrative Art come in un flusso che, attraverso Duane Michals, conduce fino a noi dove, forse, si sente ancora prepotente il desiderio di parole che facciano scaturire immagini, opere fatte di queste che evochino quelle.

Jerry Magro si pone dunque al culmine di questo processo. Bella responsabilità la sua, visto anche che, per rinnovare questo connubio si serve del “Divin poeta” che di parole, come ben sappiamo, era sapiente costruttore.

Non solo di parole ma di flussi di magiche ed alchemiche visioni, regolati da una geometria che tende alla perfezione celeste.

E Magro accetta il compito perché usa riferimenti dalla criptica musicalità e dispone le immagini con alternanza cabalistica, tipica del Nostro.

Infine il regesto che consta di una prefazione e di una introduzione.

La prefazione è dell’autore ed evince la struttura funzionale e quella semantica.

L’una ci da conto del mezzo e delle sue caratteristiche formali (racconti fotografici deformati sospesi tra due istantanee). Sono in realtà riprese effettuate applicando una struttura che contiene un foro stenopeico ad un normale corpo fotografico.

L’altra mette a nudo il linguaggio ed il suo controverso legame col testo (collegamenti arbitrari e contingenti). Ciò mette Magro più nel contesto surrealista che narrativo dell’uso dell’immagine.

L’introduzione è formata da tre citazioni volutamente estrapolate dai loro specifici contesti così da apparire come icone fluttuanti anch’esse. La prima è da Ando Gilardi e sottolinea un po’ arrogantemente la metrica poetica come esclusivo contenuto

La seconda è da John Cage e mette in luce, se ancora ce ne fosse bisogno, la geniale ed onnivora appropriazione delle sue fluenti rappresentazioni vitali.

La terza da André Breton è tipica della straripazione nell’applicazione surrealista che usa nei suoi manifesti.

Magro ci fornisce dunque tutti gli strumenti atti all’interpretazione. La poesia rimata è un ipertesto. Dante un magazzino di parole. Le immagini nascono dall’inconscio.

Ed ora le stampe conclusive, quelle che contano poi al di là di tutte le belle parole, quelle che voi vedete o vedrete, la conclusione effettiva del suo e nostro percorso, dove si evoca ogni questione che riguarda il rapporto col testo e si aggiunge in più una perfida sciabolata di colore. Perfida perché la pittura è sempre così, basta citarla appena che straborda agli occhi senza ritegno e aggiunge malinconia a passione. Ma Magro si contiene, si vede che non è pittore, la porge come appendice al testo, come parola dipinta, accento della poesia.     P.C. aprile 2004

 (testo catalogo Biennale Internazionale Fotografia Citta' di Brescia 2004)


 

Dittici formato 80x140 cm
(qui rappresentati senza interventi pittorici in rosso)