HOME ART


CURRICULUM


FOTOLIBRI


CONTATTI


HANNO SCRITTO

 

HANNO SCRITTO...


 

Recensione mostra Brescia nel mito al Museo Ken Damy Brescia
Quotidiano:  Giornale di Brescia sabato 4 maggio 1996

E’ una rassegna davvero importante quella che verrà aperta domani domenica 5 maggio alle 15.30 al Museo Ken Damy.
Importante perché si tratta di immagini che, pur nel loro valore assoluto di opere d’ arte, sono un incredibile concentrato di brescianità: “ Brescia nel mito “ è il tema ed il mito è quello della Mille Miglia, la corsa d automobili bresciana nella genesi e nella perpetuazione storica.
E bresciano è l’ autore delle immagini, Jerry Magro, architetto, fotografo e grafico che ha realizzato una serie di quindici grandi e splendide immagini nelle quali è davvero Brescia a entrare nel mito della Mille Miglia.
L’effetto di grandissima suggestione è ottenuto fotografando in sovrapposizione d’immagine monumenti e piazze della città ed automobili e particolari di automobili della Mille Miglia Storica. Così ad esempio, la fontana di piazzale della Repubblica sembra diventare la griglia del radiatore di una Aston Martin, mentre il palazzo della Loggia sembra “nevicare“ nel muso della OM Superba, che da sempre apre la rievocazione storica della corsa.
Fotografo di grande perizia tecnica, Jerry Magro sfrutta la sua personalissima visione di quanto lo circonda per cogliere aspetti di Brescia che forse neppure saremmo in grado di sognare.
Se un omaggio a Brescia e alla sua corsa meritava una dimensione artistica, non c’è dubbio che quella fissata nelle pellicole di Magro sia la più degna di quelle viste fino ad oggi.
La rassegna…….ecc. ecc.

 
 

 

 

Recensione di Angelo Galantini della mostra fotografica "Brescia nel mito"
presso Show room  Pholyphoto / Leica  Milano.
Rivista:  Leica Magazine Italia  primavera 2001

BRESCIA nel MITO  Un accordo quasi musicale, tra motori e visioni di città  sancisce lo storico legame che unisce Brescia al costume sociale della Mille Miglia. Complice la colta fotografia di Jerry Magro il sogno diventa concreta realtà, il ricordo onirico ha materia sulla quale e alla quale confidare le proprie emozioni. Tutto questo è fotografia.
Ma anche e soprattutto, vita.
Anche se i riferimenti motoristici premiano e gratificano altre città italiane, l’elegante Brescia conserva gelosamente la paternità di un evento che non è soltanto automobilistico ma è radicato nel costume del nostro paese. Celebrata dal cinema, dalla canzone popolare e da infinite testimonianze letterarie, la Mille Miglia è (stata) uno degli eventi epocali dei nostri tempi: una leggenda che ha animato fantasie e alimenta ancora ricordi e passioni. Insomma un autentico Mito che rivive ogni anno in un carosello storico nel quale tornano sulla strada i bolidi che nei decenni scorsi hanno scritto tratti significativi di Storia. Appunto con la S inevitabilmente maiuscola.
Fotografo, grafico e architetto, Jerry Magro è anche, e soprattutto bresciano: nella pelle e nel cuore. Fondendo assieme tutte queste componenti (ribadiamole; fotografo, grafico, architetto e bresciano), l’ attento e abile Jerry Magro ha dato  forma e concretezza all’onirica memoria della Mille Miglia. In una perspicace combinazione visiva le sagome delle auto storiche della Mille Miglia sono state indissolubilmente legate a Brescia, rappresentata in accattivanti composizioni diurne e notturne.
Tecnicamente l’ operazione fotografica è stata realizzata in duplicazione di diapositive opportunamente miscelate. Le prese dal vivo sono state realizzate con l’efficace R4 e il suo più efficace trittico di obiettivi: 35, 50, e 90 mm. Abile e capace interprete della Fotografia, Jerry Magro è anche un sapiente teorico dell’ immagine. Fotografo, grafico, architetto e bresciano…E poi docente di Linguaggio della Fotografia alla Nuova Accademia di Belle Arti di Brescia: a testimonianza che le più efficaci immagini non nascono mai per caso. La loro apparente semplicità formale che sottintende una valida e energetica comunicazione visiva, si basa sempre su una concreta e solida cultura dell’immagine, latente, magari occulta, ma tangibile e opportuna.

 

 

Recensione fotolibro  "Brescia nel Mito"
di  Ando  Gilardi   PC Photo  settembre  2006

Un fotolibro molto interessante che come scrive il Sindaco Corsini vuole celebrare la storia e la gloria della Mille Miglia, la grande gara di quando le automobili erano opere d’arte costruite da uomini pezzo per pezzo, senza la plastica e nemmeno alluminio; la forma di forte lamiera ottenuta a colpi di mazza e martello… insomma erano costruite con genio e una fatica dei muscoli maggiore e spesso migliore di quella dello scultore che tira fuori una statua da un blocco di marmo: oggi le automobili costruite con tre colpi di maglio sono orrendi gusci di lumaca gigante senza spigoli e come diceva Fidia, l’ unico difetto del corpo femminile è che non ha spigoli tranne forse due ma bisogna frugare per trovarli, ma solo là io penso che il bello stia proprio in quella ricerca.
Comunque parliamo del fotolibro: i testi sono frammenti di manifesti futuristi, alcuni molto belli che paragonare si possono a greci epigrammi. In realtà il movimento futurista che storicamente fu un padre/figlio della rivoluzione bolscevica ha  avuto anche in Italia una patria ed è stato pargolo della rivoluzione fascista. Come sanno i lettori anche la Fotografia ebbe il suo momento futurista che però non venne capito e venne osteggiato da quelli che lo dipingevano e scolpivano a mano, ed è stata una porcata perché Bragaglia non vale meno di Boccioni che fu anche un pallone gonfiato. E già che ci siamo scriviamo una volta per tutte quello che non scrive nessuno per crassa ignoranza e sensi di colpa: le grandi dittature europee del secolo scorso hanno avuto più o meno lunghe radici nei futurismi compreso il nazionalsocialismo al quale in principio aderirono ufficialmente molti grandi pittori espressionisti. Ma qui dovrei spiegare come l’Espressionismo e specialmente il suo contorto ramo Cubista per chi sa guardare le immagini e non crede alle chiacchiere dei critici e storici dell’Arte , fanno parte del Futurismo e che non c’è differenza tra un ritratto di Picasso e una scultura di Boccioni… ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano. Restiamo nella fotografia: il bravo e intelligente Jerry Magro ha fotografato Brescia riflessa nella lucida verniciatura delle automobili da corsa, poi ha sovrapposto per la stampa tipografica le diapositive a colori se ho capito bene e ha così ottenuto delle belle fotoincisioni a colori di gusto e stile futurista. Poi ha prelevato dai manifesti futuristi citazioni appropriate che ha messo sempre con stile marinettiano di fianco alle immagini che allora, lo ripeto perché ci tengo a queste distinzioni, non sono più istantaneee ma reificano una quantità rispettabile di forza lavoro. Jerry Magro, e questo mi ha dato qualche dolore, ci tiene a dire che non ha usato programmi di elaborazione digitale, la qual cosa significa che malgrado i risultati apprezzabili il suo cuore e i suoi metodi sono rimasti analogici e questa è la cosa meno futurista che si possa immaginare. Se Jerry Magro avesse avuto sia pure una vecchia edizione Photoshop e lo avesse capito e se lo avesse saputo usare, la sua idea artistica si sarebbe espressa in fotografie ancora migliori di queste le quali ripeto sono buone ma che a parte la qualità formale solo allora sarebbero state futuriste. Temo e lo dico con dolore che Jerry Magro non abbia capito bene cos’è l’ idea di fondo del futurismo per cui le sue opere lo hanno sfiorato ma lui no.
Ma da un certo punto di vista la cosa è ancora molto diffusa, come dire che fra chi si occupa di Fotografia c’è ancora una folla che crede che la  Terra sia piatta al centro dell’ Universo e che il sole le giri intorno. Faccio un esempio lacerante: conosco una brava ragazza un po’ strana come quelle che piacciono a me (si è persuasa di essere una strega) alla quale un docente ha dato da fare una tesi  sulle fotografie delle statue e tombe varie nei cimiteri però raccomandandole di lasciar perdere il digitale. Ho scritto più volte che la scuola è una cosa stravecchia e oramai in stato di putrefazione e pochi si sono accorti che nel programma che ha portato Bush al trionfo è inclusa l’abolizione della scuola dalle elementari alle università. Di certo questo rappresenterà una liberazione enorme per i giovani. Ho coniato uno slogan ma non ho il coraggio di scriverlo: meglio per i giovani vivere in un Paese dove governa una dittatura feroce che in un paese come si dice profondamente democratico, dove devono andare ancora a scuola. E per carità non facciamo differenze: pubblica o privata che sia.